BAU#2 dalla serie BAU – Coreografia del pensare

concept e performance Barbara Berti
testi Barbara Berti, con un inserto di Carlo Rovelli
danza Barbara Berti, Liselotte Singer
drammaturgia Carlotta Scioldo
assistente luci Liselotte Singer
luci Thomas Cicognani
produzione TIR Danza

Vincitore ex-aequo del Premio Scenario 2017

La serie BAU – Coreografia del pensare si basa su una ricerca che dialoga sia con la parte più istintiva dell’uomo, con il suo subconscio, sia con la percezione cosciente della realtà. Tale ricerca, iniziata nel 2013, ha dato vita a un metodo di lavoro applicato alla danza e alle arti performative, centrato sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori in una sorta di interazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori. Una pratica trasformatasi nel tempo in una precisa cifra stilistica, che pone al centro dell’indagine il pubblico come necessaria e imprescindibile polarità dell’atto performativo. La domanda, per certi versi laicamente mistica, è: cosa significa essere contemporaneamente nella materia e nella non-materia? È possibile trovare un modo e uno spazio per percepire l’unità tra queste due condizioni?

BAU#2 prosegue la ricerca, studiando più in profondità e in termini performativi i processi che intercorrono tra pensiero e percezione quando accadono in uno spazio condiviso e come questi possono tramutarsi in un’esposizione fisica, sia in chi li agisce sia in chi li osserva. In particolare, BAU#2 vuole essere il terreno di verifica di uno stato mentale che permetta al corpo di muoversi in una specifica frequenza, al confine fra razionalità e inconscio, trovando il ritmo e la condizione che consenta al performer di attivare e incorporare un possibile equilibrio tra pensiero e percezione. Il processo creativo si basa sullo sviluppo di pratiche che tendono a espandere la “Coscienza del corpo” e la “Coscienza della mente”, muovendosi dal rituale al performativo. Tali pratiche – “Meditazione del pensare”, “Meditazione del corpo”, “Meditazione della voce” – generano specifici stati che creano una presenza performativa e uno specifico linguaggio coreografico. Contemporaneamente il processo si alimenta delle connessioni con alcune teorie sui processi mentali e fisici trattati in bioenergetica (Lowen).

La creazione prende forma e si modifica nell’incontro con il pubblico. Gli elementi parola, voce, corpo e luci creano un vero e proprio codice coreografico finalizzato a una creazione tra il visibile e l’invisibile, il materiale e l’immateriale. BAU#2, in definitiva, è un movimento rituale.

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