Intercity Notte
di e con Vincent Giampino
produzione TIR Danza
Il corpo come oggetto povero e impoverito dallo sguardo.
Lo sguardo esterno prescrive e ascrive termini di relazione e significato, imputa, pretende, anticipa e predice: lo sguardo è un oggetto recipiente della cultura nel quale è immerso. Semplice. Banale da dire.
Questo accade anche quando rivolgo lo stesso sguardo su di me, creando però una frizione con il mio desiderio intimo che valica i paesaggi condivisi.
Oltre la frontiera c’è il mio sguardo che non potrò mai incontrare appieno. Vive di scarto. Vive in rilancio.
Uno dei modi per lasciare spazio allo scarto — per permettere che si renda visibile e diventi agente generativo di forme — è attraverso le conseguenze, o eccedenze, della fatica. Joule bruciati nell’attività: la stanchezza del mezzo corporeo è sintomo del limite da valicare.
Tra un tremore e l’altro c’è la mia scelta. C’è la mia azione. Ci sono io.
Questo tremore è eccedenza dell’azione e dell’immagine: massa muscolare e tensione sinaptica che chiedono una riassimilazione delle forme, dei modi.
L’inizio è lì, proprio oltre la percezione della fine. Intercity Notte utilizza un formato denominato “treno” — come nell’espressione: “ieri sera mi sono fatto un treno incredibile in discoteca”, oppure “stasera, treno?” — che implica l’iniziare a ballare in discoteca e non fermarsi per un tempo relativamente lungo ( due ore ).
Durante questo periodo, socializzare, flirtare/matchare, condividere sostanze o esperienze è possibile, ma senza mai interrompere la relazione costante con la musica, la serata, le vibes e il movimento.
La notte fuori
Nel primo movimento, i partecipanti convergono individualmente in un club della città, senza conoscersi tra loro. Ognuna e ognuno riceve una costellazione di indicazioni comuni — punti di attenzione, pratiche di orientamento, ancoraggi per l’ascolto e per la presenza.
Si tratta di una partitura che accompagna il corpo nel suo treno continuo, nel suo farsi attraversamento, osservazione e movimento.
La notte dentro
La seconda notte accoglie il ritorno e la riflessione e si svolgerà in uno degli spazi messi a disposizione dall’organizzazione. L’esperienza condivisa all’esterno diventa oggetto di studio e di scambio: un momento di confronto informale che apre alle narrazioni individuali, alle risonanze intime, alle immagini emerse.
Da questo terreno comune nascono nuove istruzioni, nuove soglie di attenzione. Un dj set privato dà forma a un nuovo treno — un attraversamento collettivo che, in uno spazio più intimo, sperimenta altre possibilità di compresenza e ascolto reciproco.
La notte aperta
La terza e ultima notte segna una estroflessione: la notte si apre all’esterno facendo diventare lo spazio che ha accolto i partecipanti la sera precedente un club per tutt.
I partecipanti, ormai portatori di un’esperienza sedimentata e rielaborata, continuano il loro percorso: ciascunə con il proprio treno, in parte scritto e ancora in divenire.
Le traiettorie individuali si intrecciano in un campo condiviso, dove la compresenza diventa scrittura personale e paesaggio collettivo.
In questa notte, i partecipanti si fanno host, ospiti e custodi di un’esperienza che invita tuttə a prendere parte, in un ritmo che alterna l’ascolto.
